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Fausto Donadelli

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Vincere o perdere da campione

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Pubblicato da in Mental Coaching per lo sport ·
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LUGANO – Mai banale, mai semplice, Elvis Merzlikins in questi anni è cresciuto tanto, tantissimo, non solo sul ghiaccio, non solo come portiere – tanto da vedere ormai da vicino la NHL nel proprio futuro – quanto come uomo, come persona, diventando sempre più maturo anche dal punto di vista mentale.

A dimostrazione di questa crescita, di questa evoluzione, molto interessante è risultata l’intervista rilasciata ai colleghi di “theathletic.com”. Merzlikins ha voluto parlare della sua crescita, non tanto tra i pali, ma soprattutto a livello mentale: “Sono cresciuto molto, anche perché prima mi basavo tanto sull’aver fatto bene o male sul ghiaccio e poi rischiavo di gasarmi o di buttarmi giù e prendermela con me stesso – ha esordito – In questa crescita sono stati decisivi il mio mental coach, Hnat Domenichelli, Shedden e Ireland che mi hanno trattato come un figlio, mi hanno insegnato tanto”.

Il giovane lettone, a dispetto della sua giovane età, parla come un adulto, come un giocatore e una persona navigata. “Tre-quattro anni fa mi esaltavo facilmente per una bella prestazione, per una vittoria. Ora ho capito che non serve a nulla: sia se vinci, sia se perdi, la partita è finita e non puoi cambiare più nulla di quello che hai fatto, puoi solo pensare e prepararti per la prossima sfida. Devi crescere e capire che devi vincere come un campione e devi saper perdere come un campione, dando sempre il 100% di quello che sai fare”, sono state le sue parole.

Elvis, ovviamente, punta in alto, sa che a Lugano, così come a Columbus nel suo futuro conta e conterà vincere perché “perdere non è mai bello, io per esempio odio perdere, ma può capitare e questo l’ho capito e sono maturato. Qualche anno fa se avessi subito 2-3 gol nel primo periodo di una partita, magari avrei rotto il bastone, avrei urlato e mi sarei arrabbiato, ora sono più calmo perché ho capito che non posso fare queste sceneggiate – ha spiegato – Tutti possono sbagliare, siamo una squadra e ci aiutiamo durante le partite. Se la mia difesa non riesce a contenere una ripartenza, tocca a me intervenire parando, ma loro fanno lo stesso con me, magari liberando lo slot oppure intercettando tantissimi tiri. Siamo una squadra ed è così che ci si deve comportare”.

Il numero 30 bianconero, infine, ha chiuso l’intervista regalando una descrizione della vita e della carriera di un giocatore davvero perfetta. “Tutti vorremmo fare 2-3 step di colpo verso l’alto per migliorare, ma è impossibile. O meglio, puoi farlo, ma prima o poi cadi. Per crescere devi farlo passo dopo passo, ci devi mettere il giusto tempo”.

(Fonte: http://www.mattinonline.ch)


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