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Fausto Donadelli

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Quando perdi la motivazione

Mental coaching in sport, business and health care
Pubblicato da in Mental Coaching per lo sport · 19 Novembre 2019


Quando l’atleta perde di vista i suoi obiettivi principali e soprattutto le motivazioni che li supportano, tutto diventa semplice routine...

Si perde quella “magia” del godersi la “fortuna” del fare del suo lavoro il gioco che ha sempre amato fin da bambino…

E così, ecco che può cominciare ad allenarsi per inerzia, perché l’allenamento fa parte della sua quotidianità, ma non lo vive più fisicamente ed emozionalmente allo stesso modo…

Attenzione, non intendo con questo dire che non si allena bene o in maniera svogliata, ma sicuramente non con la giusta intensità emozionale, limitandosi unicamente nel mantenere una condizione fisica e provare gli schemi tattici…

Perdendosi il bello di migliorarsi e divertirsi allo stesso tempo…

Ciò di per sé non è un problema…

Fino al giorno in cui, però, si affronta un avversario che non necessariamente è al top…

Semplicemente ha “più fame”, si è allenato con più dedizione e intensità, è fisicamente pronto e, al di là della voglia di vincere e di prevalere, non vede l’ora di potersi divertire nel dimostrare il proprio valore…

Ed ecco che, in quelle condizioni, non hai chance: verrai irrimediabilmente sconfitto e in certi casi anche in maniera clamorosa…

Ora, se questo accade sporadicamente, fa semplicemente parte dello sport, come della vita…

Perciò, ogni tanto, ci sta di perdere…

Ma se avviene consecutivamente per un certo periodo di tempo, ci si comincerà a di non essere in un periodo fortunato…

E qui, signori miei, la frittata è fatta…

Perché il focus mentale non è più rivolto alla volontà di realizzare un’ottima prestazione, bensì ai difetti di quello che si sta facendo e ai problemi riscontrati…

Ed ecco che prendono vita quelle che definisco “convinzioni depotenzianti”, ovvero quando la famosa vocina nella testa comincia a ripetere ossessivamente frasi del tipo: “non sto bene in questo periodo”, “è un momento in cui non mi riesce niente”, “prima stavo meglio ma ora non più”, ecc…

A tutto questo aggiungiamoci anche che l’atleta è anche un semplice uomo con il suo quotidiano e che magari deve far fronte ad un’altra serie di problematiche… (problemi famigliari, amici, rinnovo contrattuale, problemi con lo staff tecnico, ecc.)

E cosa potrebbe mai succedere se queste convinzioni depotenzianti si innestassero a tutti gli atleti di una squadra?
In realtà, è già li la risposta, sotto gli occhi di tutti, in qualsiasi periodo e in qualsiasi sport…

Eppure, ci si vuole radicare ancora a metodologie antiquate, figlie di un’epoca in cui tutto ciò che ruotava intorno al mondo professionale sportivo era ben differente da ora...

Non prendendo in considerazione il fattore più importante, quello che può realmente fare la differenza in ogni disciplina quando c’è parità di livello tecnico e tattico...

La nostra mente e le nostre emozioni…

Convinti che non serve allenare il nostro modo di pensare, in fin dei conti non è certo grazie alla mente che “dirigiamo” i nostri comportamenti, le nostre azioni…


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